L’INUTILE SEDUTTORE – STORIA DI DUE ZETA (2/2)
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L’INUTILE SEDUTTORE – STORIA DI DUE ZETA (2/2)

L’INUTILE SEDUTTORE

STORIA DI DUE ZETA (parte 2/2)

Il secondo tempo del film chiuse la conversazione, lasciando Z. a fantasticare sulla curiosità di Zena. Ma non riuscì a concentrarsi, perché il seno di lei premeva sul suo braccio. Cominciò a girarsi ma Zena lo anticipò accostando la bocca al suo orecchio: “La risposta è sì, ma devi chiedermelo chiaro e tondo, senza giri di parole...”
Z. si sentì perso, gli sarebbero servite le parole astratte del corso d’inglese. Zena gli piaceva fisicamente, ma come dirglielo così, al primo incontro? Ripensò ai fatti: lei aveva accettato subito l’invito al cinema, gli aveva dato del “tu” per prima, gli aveva sussurrato un “sì” anticipato e complice. Doveva essere interessata in qualche modo, concluse Z. dentro di sé.

C’era una pioggia leggera fuori del cinema, che faceva sembrare ancora più ridicolo il rossore di Zeno.
“Hai la macchina?” chiese lei, che era venuta in taxi.
“L’avevo - rispose Z. diventando paonazzo - ma me l’hanno portata via i vigili...”
“E allora cerchiamo un taxi, va bene?” lo incalzò lei che vedeva Z. più vago del solito.
“Proviamo, ma con questa pioggia e all’ora di fine spettacolo è quasi impossibile trovarne uno...”
“Quindi? Cosa suggerisci di fare?” lo pungolava Zena che vedeva perso Z. su tutti i fronti.
“Io veramente...” cominciò timidamente Z.
“Che cosa?” Zena si spazientiva a contatto con il lato pratico e negativo del surrealismo esistenziale di Z.
“Abito qui dietro, la macchina l’avevo presa per riaccompagnarti...”
“Hai le chiavi di casa, o te le hanno prese i vigili?” chiese Zena un po’ rassicurata.
“Come i vigili? Quella era la macchina...Veramente ho rischiato di perdere la casa, con le chiavi, perché secondo loro non pagavo un’imposta comunale da quindici anni...”
Zena scoppiò a ridere: “Senti, prima di raccontarmi la tua guerra con gli uffici pubblici, perché non mi porti a casa tua? Sono tutta bagnata...”
“Scusami” disse Z. incamminandosi, con Zena dietro. La pioggia le aveva incollato addosso la maglietta, e appena entrati in casa se la tolse.
Poi lasciò cadere a terra gli altri vestiti bagnati e rimase nuda. Entrò in bagno e si mise sotto la doccia calda, e con il tepore dell’acqua finalmente sentì ritornarle il buon umore.
Z. non sapeva cosa fare, una sconosciuta gli girava per casa nuda, incurante di lui. Meccanicamente le aveva dato asciugamani, accappatoio, un asciugacapelli. Poi le aveva preparato un infuso caldo e ora la guardava, stordito.
“Io sto ancora aspettando...” disse Zena che aveva ritrovato la parola e l’allegria.
“Che te lo chieda?” balbettò Z. imbarazzato.
“Vedi tu...” rispose Zena lasciando scivolare un po’ l’asciugamano e guardando fisso negli occhi il povero Z., ormai naufrago in quel mare d'imprevisti, troppo lontani dalla sua abitudine alle abitudini.

Con uno sforzo immenso le disse che la voleva, anche se non sapeva bene spiegarle perché. In realtà si vergognava di se stesso perché non osava ammettere un desiderio fisico così diretto, senza ragioni, se non quella del corpo. Ma lei per fortuna non insisteva a chiedere spiegazioni, l’aveva trascinato sul letto e lo dominava. Gli stava seduta sopra per sentire il desiderio di lui, per guardarlo in volto cercando i segni della passione. Ma Z. non le diede soddisfazioni espressive, sembrava più timido del solito e non mostrò molto, se non spalancare gli occhi come precipitasse nel vuoto quando arrivarono al massimo piacere insieme. Lei si stupì, perché aveva avuto un orgasmo intenso e prolungato, senza accorgersene, mentre di solito doveva concentrarsi e bastava un niente per far cadere la tensione all’ultimo momento. E in quel caso si aiutava con qualche carezza da sola, anche se non tutti i partner erano d’accordo.
“A cosa pensi?” le chiese Zeno che aveva acceso una delle rare sigarette della sua vita.
“All’insensibilità maschile a letto...” e Zena scoppiò a ridere.
“Ho fatto qualcosa di male?” chiese Z. preoccupato.
“Ai tuoi colleghi maschi di sicuro - disse Zena - perché la tua gentilezza dà più piacere di tutte le spavalderie sessuali tanto inseguite dagli uomini...”
“Non capisco” osò timidamente Zeno.
“Per fortuna non capisci - ora Zena lo accarezzò gentilmente sul petto - sei così fuori da queste cose da essere l’amante ideale. Ti faccio un esempio: poche donne raggiungono facilmente l’orgasmo, ognuna ha bisogno di un aiuto di mente, di mano, di tempi. L’uomo spesso è così egoista e banale da sentirsi offeso che lei non goda al massimo solo perché è con lui, e non concepisce aiuti di sorta...”
Ma il dialogo si fermò per sempre, perché la gentilezza di Zeno - come la chiamava Zena - fu il più forte afrodisiaco per tutta la notte.

Dopo i resti nel cassetto della cassa, la cucina in cui entrò al risveglio fu la seconda cosa che fece innamorare Zeno. Era affascinato da come Zena, senza conoscere la casa, avesse preparato la prima colazione e apparecchiato il tavolo in cucina. Ne fu così colpito da non fare caso alla busta con il suo nome, appoggiata al thermos del caffè caldo. Ormai aveva capito che tra loro c’era un’intesa, ma non si sarebbe aspettato che lei lo conoscesse a tal punto da trovare ogni cosa necessaria a preparare caffè, pane tostato, uova alla coque, e così via. Erano così simili? O era lui così trasparente? La risposta era nella busta, che Z. non aveva aperto perché nella sua mente non c’era posto per due curiosità: era avvinto dalla mentalità organizzatrice di Zena, della busta si dimenticò subito dopo averla presa in mano, senza aprirla, e averla appoggiata sulla lavastoviglie.
Uscì presto, prima del solito, per arrivare al Bar Tropicale, alla cassa e a Zena. Sentiva un po’ d’ansia, era eccitato all’idea di rivederla, avrebbe voluto fermare i passanti e raccontare a ciascuno di loro la grande avventura notturna.
Per la prima volta si trovava a scrutare volti, a chiedersi quanti di loro la notte prima fossero stati coinvolti in una passione inaspettata come quella di Zeno e Zena. E per la prima volta si rese conto che la gente correva per la strada con facce tese, senza sorrisi. Chi aveva avuto una notte come la sua ne aveva già perso lo spirito, se il volto mostrava tanta indifferenza. Fu preso da un’improvvisa timidezza, nonostante l’intimità che si era creata con la notte infuocata, e si domandò con che pretesto sarebbe passato dal bar. Ecco, lo trovò subito: Zena non gli aveva svelato quella curiosità che le era venuta al cinema, “tanto lo scopriremo presto...” aveva accennato sibillinamente lei. Quello le avrebbe chiesto, pensava aprendo finalmente la porta del Bar Tropicale, con un sorriso radioso sulle labbra, da uomo di mondo.

Entrò con indifferenza, pregustando il piacere di rivedere Zena. Senza fretta, senza guardare subito la cassa, si diresse al bancone e guardò le brioche sotto vetro. Dopo aver scelto quella da accompagnare al cappuccino, si diresse finalmente alla cassa dove non sedeva Zena, ma una esile ragazza che gli chiese: “Cosa prende?”
Zeno restò senza parole, poi disse “cappuccino e brioche” per nascondere la sorpresa. Già il suo sguardo correva dentro il cassetto, voleva scoprire se anche questa cassiera ordinasse monete e banconote pronte per i resti come Zena, o se disponesse normalmente i soldi secondo il loro valore.


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Biografia dell'Autore

Alessandro FEROLDI
Assistente del Direttore Generale per Milano e Nord Italia RAI,
Corrispondente di "Inviato speciale" del Giornale Radio Rai, Radio1, sabato 8,40 - 9,30

Autore di "L'Inutile Seduttore" editore Lampi di Stampa

Commenti

  1. Giorgio dice:

    Alla fine ha vissuto il nostro Zeno…

    Ha abbandonato la sua statica e schematica vita, per assaporare il gusto di un esperienza nuova…
    Un attrazione viscerale e primordiale verso un corpo, una donna sconosciuta e che si è dileguata il giorno dopo, come un sogno che scompare in dissolvenza…

    Vivere è fatto soprattutto di questi piccoli momenti, adrenalinici, primitivi e vitali.

    Devo imparare ad assaporarli di più e a smettere di avere paura.

    La paura non ci fa vivere.

    Complimenti per il racconto, intrinseco di significati!

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