L’INUTILE SEDUTTORE – STORIA DI DUE ZETA (1/2)
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L’INUTILE SEDUTTORE – STORIA DI DUE ZETA (1/2)

L’INUTILE SEDUTTORE

STORIA DI DUE ZETA (parte 1/2)

Per lo sciopero dei tram Z. stava camminando da mezz’ora. Verso la banca, o almeno così credeva, essendo la prima volta in vita sua che affrontava quel percorso. Lo prese l’ansia quando si accorse di aver sbagliato strada. Guardando orologio capì di avere ancora tempo per arrivare in ufficio, ma non per il solito bar, cappuccino e brioche.

Improvvisamente si era trovato a dover cambiare il tragitto casa-lavoro e, di conseguenza, il luogo della prima colazione. Alzò gli occhi e vide un bar con il vetro colorato, palme e spiagge disegnate sulla vetrina. Z. non percepiva il ridicolo di quelle immagini tropicali in una città grigia e nordica. L’unica sensazione, predominante, era il cambiamento, perché Z. non amava modificare le abitudini grandi e piccole della sua vita, la routine era per lui come un salvagente, come la regola per i monaci.

Prese coraggio ed entrò. Fece colazione più rapidamente del solito, non potendo calcolare esattamente quanto tempo mancasse per arrivare in banca. Quando fu alla cassa per pagare, il suo sguardo fu attratto dalla cassiera e dai movimenti delle sue mani. I soldi nella cassa erano disposti in ordine perfetto e le agili dita della cassiera si muovevano ad arte, ma secondo un criterio a prima vista inspiegabile, come parole di cui si ascolti il suono senza comprenderne il significato. Z. ne fu affascinato e provò il primo vero colpo di fulmine della sua vita.

Era una cassa impostata sui resti da dare ai clienti - aveva risposto la giovane donna alla sua timida domanda - ma Z. non era stato capace di continuare il dialogo. Avrebbe voluto approfondire la questione, la fila però incombeva dietro di lui. Riuscì a dire un timido e banale “Complimenti ... e grazie” e uscì dal Bar Tropicale.
Non se ne rendeva conto, ma la paura di arrivare tardi in ufficio era stata azzerata dalla seduzione che su di lui esercitavano già prepotentemente cassa e cassiera.

Nella pausa di metà giornata Z. abbandonò l’altro abitudinario rito del panino con i colleghi. Studiò le strade che aveva percorso quella mattinaa piedi – per lo sciopero dei mezzi pubblici - fino a definire, grazie all’indirizzo stampato sullo scontrino del Bar Tropicale, il luogo esatto dell’incontro mattutino, la distanza da casa al bar e dal bar alla banca, i mezzi di trasporto e i tempi per includere il nuovo luogo di cappuccino e brioche nel percorso da casa al lavoro.

Verso le donne Z. aveva un atteggiamento amletico: non sapeva decidersi tra una routine confortante, senza rischi, e il fascino dell’ignoto. Non aveva i piacevoli passaggi del sentire: sensazione, sensi, sensualità, sentimento. Parole che aveva considerato solo nei suoi studi per corrispondenza d'inglese. Per meglio capire le differenze tra le lingue - diceva il manuale - bisognava mettere a confronto le parole astratte.
Alzò gli occhi dalla mappa cittadina, stremato. Sentiva dentro una sensazione forte, nuova, ma non avrebbe saputo dire se si trattasse di cosa pericolosa. I segnali c’erano, forti e devastanti. L’incontro del mattino si era prolungato in una scomoda ossessione: non riusciva a levarsi dalla testa la cassiera, o meglio il suo cassetto per dare i resti.
Non era sconvolto però, le novità esistenziali non gli avevano fatto commettere errori sul lavoro. La vita scorreva monotona come prima, l’evento mattutino aveva colpito solo l’inconscio di Z., senza scalfire la vita d'ogni giorno. C’era solo una presenza continua nella mente, come un leggero campanello d’allarme, anche se Z. non riusciva a vedere né fumo né incendio. Qualcosa bruciava, doveva ammetterlo con se stesso, ma non sapeva dove e perché.
La giornata si portò dietro questa estenuante sfida tra conscio e inconscio, senza che Z. potesse individuare bene la causa del turbamento, per lui erano terreni inesplorati. Si rifugiò nella lezione d’inglese: ascoltò una cassetta, poi provò a ripetere le frasi appena ascoltate e a registrarle, per risentire la propria pronuncia. Anche qui una novità, quando scoprì diversi rumori che facevano da sfondo nella registrazione. Corazzato nella sua routine non aveva notato come fosse rumorosa la casa in cui viveva: televisori dei vicini, cane che abbaiava in cortile, urla di litigi, passi di tacchi a spillo.
Z. capì finalmente che quel giorno tra bar esotico, cassiera e rumori di condominio non era stato come gli altri. Gli si apriva un futuro d'inconscio e seduzione, di pensieri e sospiri.

La timidezza e la voce forzata erano evidenti segni di corteggiamento, ma Z. non se ne rendeva conto. La cassiera invece intuì che quel cliente era imbarazzato.
“Lei è quello dei resti” gli disse per metterlo a suo agio e per non perdere un nuovo cliente, di cui il Bar Tropicale aveva molto bisogno.
Dopo aver studiato l’affollamento del bar, grazie a levatacce mattutine e ritardati rientri a casa, Z. aveva scelto il pomeriggio avanzato. Essere l’unico cliente alla cassa, senza fila incombente alle spalle e orecchie indiscrete, gli diede una certa baldanza.
“Mi piacerebbe parlare con lei” le disse Z. tutto d’un fiato.
“Parliamone” rispose la cassiera con un sorriso ironico.
“Parliamone? - ribatté Z. - Parliamo dell’eventualità di parlare insieme, noi due?”
La cassiera sorrise, delusa dall’impaccio di quell’uomo. Le era piaciuto la prima volta per quell’originale complimento sulla sua cassa, ma ora si rivelava troppo uguale a qualunque altro corteggiatore.
“Sa – Z. prese coraggio e continuò - da quando ho scoperto i rumori condominiali nelle mie registrazioni d'inglese, ho le sere più libere. Potremmo andare al cinema.”
“Va bene - disse lei rincuorata dall’assurdità della nuova frase - mi chiami qui al bar, il numero di telefono è sullo scontrino. Il mio nome è Zena.”
“E io Zeno” rispose Z. pensando al futuro incontro. Uscì dal Bar Tropicale senza dire altro, senza salutare. Neanche s’era soffermato sulla strana coincidenza dei loro nomi uguali, pur così insoliti!

Fu un trionfo di Z, tra Zeno, Zena e il titolo del film: “Z, l’orgia del potere”. Al buio Z. cercava di capire se lei portasse reggiseno, mentre guardavano lo schermo.
“A cosa pensi?” gli chiese Zena appena si accesero le luci in sala, per l’intervallo tra primo e secondo tempo.
“Al film, ti prende dentro e ti rimane l’amaro della banalità.” Z. cercava di nascondere l’emozione per il “tu” che Zena aveva appena usato con lui. “Orrenda la violenza dei colonnelli golpisti - diceva Z. - ma orrenda anche la meschinità del popolino che con la dittatura vedrà soddisfatti piccoli desideri quotidiani.”
Zena lo guardava e ascoltava, già si vedeva con lui in una stanza...le venne un dubbio e per poco non scoppiò a ridere: come si sarebbe tolto i vestiti prima di far l’amore? Avrebbe piegato e appeso con cura giacca e pantaloni o avrebbe buttato tutto per terra nella fretta di prenderla?
“Adesso sei tu che dovresti dirmi a cosa pensi” osò timidamente chiederle Z., avendo finalmente scoperto che Zena non portava reggiseno.
“Una curiosità...ma è inutile chiedertelo, lo saprò presto” rispose ridendo Zena.


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Biografia dell'Autore

Alessandro FEROLDI
Assistente del Direttore Generale per Milano e Nord Italia RAI,
Corrispondente di "Inviato speciale" del Giornale Radio Rai, Radio1, sabato 8,40 - 9,30

Autore di "L'Inutile Seduttore" editore Lampi di Stampa

Commenti

  1. Giorgio dice:

    La sicurezza e la solidità che scaturisce dall’abitudine, o l’adrenalinico imprevisto?

    Vivere (o il nonvivere) in una dimensione già conosciuta e scontata o lasciarsi andare al caso, alla scoperta, all’esplorazione del nuovo?

    Io sono molto simile a Z. Poco coraggio, ma intrinsecamente una gran voglia di rompere gli schemi della quotidianità e iniziare a vivere.

    Vediamo come la storia va a finire….

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