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Archive for the ‘Autostima’ Categoria

Vincere la timidezza

Rossore in viso, sudorazione, battito cardiaco accelerato, tremori, nausea e ansia.. le persone molto timide sanno bene di cosa sto parlando. Allora veniamo a noi: come vincere la timidezza?

Sono tante le persone che non riescono ad avere una vita sociale tranquilla e disinvolta a causa del timore di relazionarsi con altri individui. Di solito le persone timide si suddividono in due tipologie e adottano stili opposti nel rapporto con gli altri, infatti un timido può mostrare sottomissione o aggressività. Il timido nella maggior parte dei casi è una persona oppressa da un forte senso di inferiorità, che arrossisce e si scusa in ogni occasione, ma a volte può cercare di nascondere la propria insicurezza mostrando spacconeria e spavalderia.

Chi è afflitto da un carattere insicuro è inoltre facilmente etichettato come una persona asociale per la quale avere poca considerazione. A sua volta chi subisce questo trattamento si sente gravato dal peso di un giudizio sbagliato e di conseguenza tende a chiudersi sempre di più nel proprio guscio. Alla base di questo atteggiamento è presente una bassa autostima da ricostruire al più presto per contrastare la paura di essere sempre giudicato negativamente.

All’Ospedale Sainte – Anne, a Parigi, psichiatri e psicologi hanno rilevato cinque grandi classi di timidezza, che si manifestano in relazione alle situazioni più temute. Le due più frequenti sono la timidezza di azione e la timidezza di prestazione:

  • Timidezza d’azioneè la paura di disturbare l’altro. I timidi di azione non vorrebbero contraddire gli altri per nessun motivo; non vorrebbero mai trovarsi a dover prendere un’iniziativa che potrebbe metterli a rischio di tradire un disaccordo da parte loro. A proprio agio in pubblico, non si oppongono mai. Rifuggono le discussioni, evitano di porre domande precise durante le conversazioni. La loro paura del conflitto riflette il timore di essere poco stimati.
  • Timidezza di prestazione: è l’impressione ossessiva e paralizzante che gli altri siano lì per giudicarci. L’esposizione di fronte ad una classe, la lettura di un testo durante un matrimonio sono situazioni che mettono alla prova. Questa forma di timidezza inizia a manifestarsi sui banchi di scuola, con la paura di fare domande in classe.
  • Timidezza del quotidiano: gli incontri con un vicino, o il semplice fatto di andare al lavoro e di chiacchierare con i colleghi possono essere un tormento. I timidi del quotidiano temono sguardi, silenzi, situazioni di stasi cui sembra aprirsi un baratro tra loro e l’interlocutore. Il massimo del disagio consiste nel percorrere un tragitto in automobile con una persona che non si conosce molto bene. Senso di paralisi, sudorazione e tensione interna riflettono questa paura di non “saper fare conversazione”.
  • Timidezza della rivelazione di sé: in questo caso la paura riguarda il territorio del personale. I timidi della “rivelazione di sé” sono a proprio agio con le conversazioni quotidiane, ma si bloccano quando si sfiora la loro vita personale. Li si conosce da anni, e ci si rende conto tutto d’un tratto di non sapere nulla di loro.
  • Timidezza di visibilitàquesta timidezza corrisponde all’angoscia di trovarsi a incrociare sguardi. Il timido di visibilità detesta, per esempio, passare davanti ad un caffè all’aperto con le persone sedute ai tavoli.

 

Una volta scoperta l’origine e la causa che rende timidi si può lavorare per vincere la timidezza e riscoprirsi più sicuri di sé. In primis bisogna riconoscere di essere timidi ed insicuri senza nascondersi dietro ad un dito, anche perché la diagnosi non è di un male incurabile, ma di qualcosa di cui, accertandone l’esistenza, si è già fatto il primo passo per la cura. Occorre  aumentare l’autostima, aumentare le capacità comunicative e superare la paura di sbagliare e dell’ignoto.

È importante essere convinti delle proprie idee e magari non pensare troppo se si vuole dire qualcosa. Dare sfogo a una conversazione spontanea e naturale fa diminuire di sicuro l’imbarazzo. Ad esempio se sei con un gruppo di amici e si deve decidere dove passare la serata, dì la tua senza timore, oppure se stai avendo una conversazione e gli altri la pensano diversamente da te non farti alcun problema a dire come la pensi. Fai sapere le tue preferenze e a piccoli passi entra anche in quei contesti in cui non ti senti a tuo agio, piano piano riuscirai a sentirti sicuro.

La costanza è la chiave per vincere la timidezza e non abbiate timore di affrontare la vita e i rapporti interpersonali, pensate che “ la timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore” (Emil Cioran)

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Corso autostima

In un mio intervento precedente, vi introdussi già nel complesso mondo dell’ “autostima”, parlando un po’ di eventuali problematiche legate ad esso. Lo scopo di questo mio nuovo articolo è quello di fornirvi un piccolo corso autostima, giusto un modesto promemoria che potrà esservi utile nel momento in cui avvertirete cali o innalzamenti spropositati della vostra percezione di sé.

Partiamo con una premessa. Vi sono due categorie di persone da distinguere:

Una persona con un alto livello di autostima:

•            vede il mondo in maniera positiva, pieno di amici, di opportunità e di cose piacevoli;

•            esprime facilmente agli altri i propri sentimenti e le proprie esigenze;

•            valuta le proprie scelte e i propri comportamenti come efficaci;

•            è circondata di persone che rispondono positivamente al suo modo di fare.

Una persona con un basso livello di autostima:

•            vede il mondo in maniera negativa, pieno di persone che la trascurano e che sono sempre pronte ad approfittarne;

•            vede ogni cosa come problematica e difficile da affrontare;

•            si sente depressa e senza speranze;

•            si sente una vittima;

•            tratta gli altri o come “nemici”, o come “salvatori”;

•            è circondata di persone che, prima o poi, risponderanno negativamente al suo modo di fare.

Quelli descritti sopra sono i due estremi di uno spettro di condizioni. Normalmente una persona si sposta da una parte all’altra dello spettro in base agli eventi che accadono nella sua vita. Eventi fortemente stressanti quali, ad esempio, perdere il lavoro, divorziare, scoprire di avere un’importante malattia o trovarsi la casa svaligiata dai ladri, possono infliggere duri colpi all’autostima di una persona; così come, del resto, una promozione al lavoro, superare con successo un esame, innamorarsi o vincere un premio, generalmente accrescono l’autostima.

Se una persona ha di base un’immagine positiva di sé, tende a riassorbire facilmente i colpi all’autostima determinati dagli eventi negativi. Di contro, se una persona non ha quest’immagine positiva, difficilmente avrà livelli elevati di autostima; in un certo senso è come se fosse in una condizione perenne di “bassa autostima”.

In questo corso autostima, proporrò dei semplici accorgimenti che però, se seguiti, si rileveranno molto preziosi.

•            Cerca, innanzitutto, di condurre una vita salutare, cioè: nutriti in modo sano ed equilibrato; fai attività fisica regolarmente; dormi per un numero adeguato di ore. L’aspetto fisico è un fattore critico per la tua autostima. Resisti alla tentazione della sciatteria anche nelle cattive giornate. Anzi nei giorni “no” dedica uno sforzo ulteriore per apparire al meglio. Quindi pettinati e metti le scarpe anche se rimani in casa! Questo finirà per farti sentire bene.

•            Settimanalmente, dedica una parte del tuo tempo ad attività piacevoli e rilassanti. Fai esercizio fisico almeno un paio di volte a settimana; quando usi il tuo corpo efficacemente, ti senti più rilassato e a tuo agio. Ascolta musica, stai in mezzo alla natura e medita. Sogna ad occhi aperti. Quali erano i tuoi sogni di bambino? Quali sono le tue fantasie, ora?

•            Impara a capire quali segnali (per esempio, tensione muscolare, cefalea, bruciore o acidità di stomaco, capogiri, ecc.) invia il tuo corpo, quando ti trovi in una situazione stressante. Quando ti capita di percepirli, intervieni subito sulle cause che ti creano stress, piuttosto che attendere e rinviare la soluzione nel tempo.

•            Evita, per quanto possibile, le situazioni sulle quali non puoi attuare nessuna forma di controllo, perché col tempo finiscono per minare l’autostima. Quando attraversi momenti difficili, trova il frammento di conoscenza (la conoscenza è potere, come sai) che non avresti avuto altrimenti senza quel particolare evento. Non è così difficile come può sembrare a prima vista, ma – come in tutte le cose – l’unico modo di riuscire è fare pratica. Pensa a quando hai imparato ad andare in bicicletta, a ogni caduta, imparavi qualcosa vero? Qui si tratta di fare la stessa cosa.

•            Poniti obiettivi realistici, cioè che senti di poter facilmente raggiungere, e impara ad apprezzarli una volta raggiunti, anche se ti possono sembrare insignificanti.

•            Di tanto in tanto, dedicati ad attività nuove, manuali od intellettuali che siano, purché interessanti.

•            Costruisci la fiducia: la confidenza e la fiducia si costruiscono dall’interno. Così ogni volta che

vuoi realizzare qualcosa, immagina te stesso come se l’avessi già realizzato. Visualizza te stesso come una persona riuscita, rendi l’immagine vivida e reale nella tua mente.

Chiudi gli occhi e immagina tutti i dettagli, come ti senti, come ti comporti, come si comportano gli altri in risposta alla tua nuova attitudine. Infine trasforma tutto questo in azione. Come pensi di essere così sei.

“Visione senza azione è un sogno ad occhi aperti. Azione senza visione è un incubo.” (Proverbio giapponese)

•            Apriti agli altri: sii amabile, ma non per cercare l’approvazione altrui. Fai una lista di cose

che ti piacciono e apprezzi nelle persone che ti sono intorno. Dai una mano quando puoi (e vuoi), Aiutando gli altri avrai più controllo anche sulla tua vita. “Nell’aiutare gli altri aiutiamo noi stessi, qualsiasi bene diamo via completa il cerchio e ritorna a noi.”(Flora Edwards)

•            Agisci secondo i tuoi valori: talvolta i valori possono essere in conflitto. In questo caso, magari con

l’aiuto di qualcuno che stimi, esamina i tuoi valori e ridefiniscili, se occorre. Poi esplora le conseguenze possibili di ogni azione. Soltanto a questo punto scegli la migliore per te.

•            Pratica l’ottimismo: contesta le tue convinzioni pessimistiche. Pensa ai periodi sfortunati come

momenti temporanei e specifici, invece che permanenti e generali. Per esempio: “Tutti i dirigenti sono idioti” è permanente e pervasivo, un modo di vedere che può farti sembrare irrisolvibile un problema particolare che devi affrontare. “Il mio capo è di cattivo umore stamane” è un’opinione temporanea/specifica, che lascia un’apertura per un miglioramento.

•            Non prendere le cose troppo seriamente: in ogni avvenimento esiste un lato umoristico. Se puoi vedere sia il lato serio sia il lato comico di ogni situazione, il tuo approccio è più equilibrato. Allegerisci. Puoi “rimbalzare” da delusioni e momenti imbarazzanti più velocemente, senza contare che gli altri ti apprezzeranno di più!

Mettendo in pratica queste misure rinforzi le convinzioni che hai riguardo al tuo valore e accresci la stima che hai di te. La tua autostima e il valore che ti attribuisci sono le chiavi per il tuo successo.

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Sviluppo personale

Se prendiamo il dizionario e cerchiamo la parola “sviluppo” troveremo questa definizione: “aumentare progressivamente di proporzioni, statura, peso per naturale e graduale sviluppo”. Ma anche “divenire adulto, maturare”. E soprattutto: “avanzare, progredire, perfezionarsi”. Quando parliamo di crescita in relazione al miglioramento della nostra vita parliamo proprio di un progredire. Con l’espressione “sviluppo personale” si intende “divenire ciò che siamo nati per essere”.

Ti sei mai chiesto “Cos’è che è veramente importante per me nella vita”? Questa è una domanda molto utile potente e importante per lo sviluppo personale. La risposta a questa domanda ci permette, infatti, di conoscere con discreta precisione i nostri valori.

I valori sono, infatti, ciò che per noi è veramente importante o fondamentale, ciò che sentiamo di voler rispettare e realizzare; essi forniscono la direzione della nostra crescita personale.

Ci sono valori generali della vita e valori più specifici e situazionali. Se mi chiedo “Che cosa è veramente importante per me nel lavoro?” La risposta mi fornirà un elenco di concetti astratti (esempio: professionalità, guadagno, onestà, buone relazioni, etc.) che rappresentano i miei valori nell’ambiente lavorativo.

Chiedendomi “Che cosa è veramente importante nella coppia?” Sto estraendo i miei valori di coppia (esempio: complicità, fedeltà, comprensione, etc.) che, probabilmente, saranno diversi da quelli del contesto “lavoro”.

Conoscere e realizzare i propri valori nella vita e nei singoli contesti è fondamentale per la nostra crescita personale e il nostro benessere. Spesso si confonde lo “sviluppo personale” con un aspetto soltanto: la crescita fisica e l’aumento dell’età. Pensiamo che svilupparsi significhi far accrescere il nostro organismo fino ad arrivare alla vecchiaia. In realtà lo sviluppo/crescita è un complesso di cose che coinvolge tutto ciò che siamo, dal nostro corpo alla nostra mente. Noi cresciamo solo quando progrediamo, altrimenti invece che di crescita dovremmo parlare di invecchiamento. Molti non si sviluppano, invecchiano solamente.

Cosa vuol dire svilupparsi in pratica, dunque? Innanzi tutto significa evolverci secondo la nostra natura, ossia esprimere tutto il potenziale che si nasconde, spesso molto bene, dentro di noi. Questo non vuol dire né che dobbiamo accontentarci di quel che ci viene spontaneo fare (con la scusa che per il resto non siamo portati), né che dobbiamo essere i migliori ed eccellere in tutto. La vera crescita si ha quando realizziamo la nostra natura di essere umani.

“Sviluppo personale” significa imparare ad amare, significa cercare sempre di sviluppare la nostra capacità di farlo in ogni situazione. Significa vivere consapevolmente ed essere liberi. Significa anche assumerci la responsabilità delle nostre scelte e dei nostri errori. Ma svilupparsi significa anche puntare a migliorare ogni giorno, fosse anche di poco.

Non possiamo aumentare la nostra statura con il pensiero, e così non possiamo crescere semplicemente desiderandolo, dobbiamo agire. Crescere comporta anche la forza di portare in pratica le nostre idee, la consapevolezza, i nostri principi e valori. Crescere significa riuscire ad amare concretamente ogni giorno, condividendo noi stessi con gli altri.

Abbiamo sempre due alternative: impiegare il tempo che abbiamo per svilupparsi e divenire i migliori noi stessi (non migliori degli altri) per condividere quello che diventiamo con gli altri, oppure impiegare questo tempo per invecchiare. Ogni giorno abbiamo la possibilità di compiere questa scelta e dobbiamo ricordarci che lo sviluppo personale è un processo continuo che di solito chiamiamo “vita”.

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Essere leader

“Vincitori, leader, capi d’azienda, persone dotate di potere personale agiscono partendo sempre dalla convinzione che è possibile ottenere buoni risultati solo assumendosi le proprie responsabilità e guardando lontano. Essi non prendono mai in considerazione il fallimento, non rientra nel conto.” (cit.)  Ed è proprio in queste parole che si racchiude cosa vuol dire essere leader.

Il termine deriva dall’inglese to lead che significa dirigere, guidare. L’etimologia ci fa subito comprendere che il leader guida un gruppo di persone (seguaci). Il concetto di leader si applica ormai a svariati campi delle attività umane: management, politica, cultura, arte, sport ecc.

Il leader non è solo colui che comanda, anche se spesso le cose coincidono: è piuttosto chi sa guidare un gruppo di persone, non ha dubbi sugli obiettivi da raggiungere e lavora con il suo team per perseguirli.

Tutti noi possiamo essere leader, se rispettiamo alcune caratteristiche indispensabili e distintive dell’attitudine alla leadership.

1.    Fiducia nelle proprie capacità e quindi nessun dubbio sugli obbiettivi da raggiungere.

2.    Affidabilità, credibilità e risultati che generano stima e fiducia nei suoi confronti.

3.    Buone doti psicologiche per comprendere, capire e comunicare con gli altri.

4.    Moralità pratica, cioè coerenza nel perseguire regole. Un capo mafia può essere un leader perché lui stesso segue delle regole.

5.    Iniziativa motivante, cioè la capacità di agire, realizzando obbiettivi che sono fortemente desiderati dai seguaci.

Il primo punto si realizza con la forza e l’esperienza necessarie per affermarsi nell’ambito di competenza. In primo luogo, bisogna essere consapevoli delle proprie capacità e usarle al meglio per il raggiungimento dei propri obiettivi: pensiamo, ad esempio, alla figura del “capo”: se – nel darci una direttiva – egli dimostra insicurezza, come potrebbe un suo ordine risultare efficace?

Il secondo punto viene invece costruito ed è importante per far comprendere come nessuno nasca leader. Essere credibili, affidabili, onesti e leali: questo consente di godere della fiducia dei propri collaboratori, dote indispensabile per favorire un sano spirito di squadra.

Il terzo punto è spesso sottovalutato, pensando che le doti psicologiche di un leader debbano essere innate. Può essere così, ma è possibile anche apprenderle. E’ importante trasmettere empatia : essere cioè capaci di “vedere il mondo con gli occhi degli altri”, in modo da ridurre le incomprensioni e saper puntare sulle giuste leve motivazionali delle persone che fanno parte del proprio team.

Il quarto punto più che sul concetto di etica si sofferma su quello di coerenza perché il leader deve essere immune da contraddizioni (quasi sempre una contraddizione è una debolezza).

L’ultimo punto è quello più difficile da realizzare perché l’iniziativa deve portare a risultati concreti, non può essere semplicemente propositiva. Realizzare parzialmente o totalmente i sogni dei seguaci deve essere una delle preoccupazioni del leader. Si comprende pertanto come sia molto difficile esercitare la propria leadership in un gruppo non omogeneo, dove i singoli individui hanno obiettivi diversi. In questo caso il vero leader deve essere in grado di unificare gli obiettivi o di avere una multistrategia che consenta di operare su più fronti.

Essere leader” vuol dire avere la capacità di guardare lontano sapendo quali sono gli obiettivi finali da raggiungere. A ciò si aggiunge l’abilità di trasmettere la sua visione anche al proprio staff.

Ritorniamo al precedente esempio del “capo”:  se, quando egli da un compito ai suoi collaboratori, è capace di spiegare loro i risultati e le conseguenze positive di un lavoro svolto al meglio, è molto probabile che essi avranno uno stato più produttivo e proattivo.

 

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Migliorare l’autostima

“Not good enough” – “Non sono all’altezza”. Quante volte sei stato sopraffatto da questo pensiero? Ti capita spesso? Ok, lavoriamo un po’ su come migliorare l’autostima.

L’ autostima è la valutazione che ci diamo, il nostro modo di viverci. Dagli psicologi è stata definita in tante maniere, anche complesse, quali concetto di sé“, “abilità personale“, “autopercezione, ma tutti noi sappiamo che in base alla nostra autostima dipendono proprio tante cose.  Quante volte ci sarà capitato di sentirci dire “non hai fiducia in te”, “non sei consapevole delle tue potenzialità”, oppure “ma chi ti credi di essere”… tutti problemi di autostima!

L’autostima, influenza l’autoefficacia, cioè la consapevolezza di poter raggiungere obiettivi, influenza il tono dell’umore, le relazioni affettive, in generale, influenza il successo nella vita e le scelte di ogni tipo.

Come migliorare l’autostima, allora?

1. Scoprire quali sono i propri valori fondamentali e quindi fare chiarezza con se stessi rispetto quello che si vuole e quello che non si vuole nella propria vita.

2. Riconoscere le proprie emozioni distruttive: imparare a riconoscere ed entrare in contatto con emozioni maggiormente sane e che ci sostengano nei momenti di difficoltà.

3. Il tuo livello di autostima è direttamente proporzionale al tuo livello di preparazione. Pensa agli esami che hai affrontato nella tua vita. Esserti preparato ha innescato nel tuo cervello un circolo virtuoso molto interessante: + preparazione = + autostima = + successo = + autostima… e così via. Indovina un po’?! Questo non vale solo a scuola, la vita è un esame continuo: studia ed esercitati quotidianamente nei campi in cui vuoi eccellere.

4. Lavorare sull’immagine di se: molto spesso ci armiamo di buoni propositi e determinazione (voglio dimagrire, voglio smettere di fumare etc..) ma se prima non modifichiamo l’immagine che abbiamo di noi stessi tenderemo inconsciamente a sabotarci. Una bella doccia, la barba in ordine, i tuoi vestiti migliori e… boom! L’autostima aumenta immediatamente. L’immagine che abbiamo di noi stessi ha un impatto determinante sulla nostra autostima: questa immagine non è immutabile e curando quotidianamente il nostro aspetto possiamo migliorarla, al fine di “migliorare l’ autostima”.

5. “Conosci te stesso e vincerai tutte le battaglie”(cit.). La carenza di autostima è generalmente legata ad una cattiva considerazione che abbiamo di noi stessi. La domanda è: questa cattiva considerazione è giustificata? Se non conosciamo realmente noi stessi, quali sono i nostri difetti e quali sono le nostre qualità, non potremo mai saperlo. Abituati a tenere un diario giornaliero: appunta i tuoi pensieri ricorrenti, registra le tue piccole vittorie, scrivi cosa è andato bene e cosa è andato male durante il giorno. Questo piccolo esercizio ti aiuterà ad avere un’immagine più oggettiva di te stesso e probabilmente una migliore autostima.

6.  A volte sappiamo essere i peggiori nemici di noi stessi. I pensieri negativi possono letteralmente distruggere la tua autostima. Continuare a ripeterti frasi come “non sono all’altezza”, “non ci riesco”, “non sono capace” è un modo per la tua psiche di creare delle scappatoie quando hai paura di affrontare qualcosa. Queste scuse non ti aiutano: diventa consapevole di questi pensieri negativi e sostituiscili sistematicamente con pensieri positivi come “ho già affrontato […] , posso affrontare anche questo”, “ho ottenuto […] , posso raggiungere anche questo obiettivo”.

E non venirmi a raccontare che non hai mai raggiunto un obiettivo nella tua vita: stai leggendo questo articolo, quindi sei migliore di 6 milioni di italiani totalmente analfabeti!

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Sconfiggere la timidezza

Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere. (William Shakespeare)

Perché inizio il mio intervento con quest’aforisma? Perché, così come dice Shakespeareil timido sà di esserlo ma non sa quello che potrebbe essere senza la timidezza che lo blocca. Cos’è quindi questo sentimento e come possiamo sconfiggere la timidezza?

E’ quasi impossibile definirla. Innanzi tutto perché un timido è un insieme di elementi molto complessi, inoltre perché ne esistono varie tipologie e ci sono vari metodi per sconfiggere la timidezza. In linea generale si possono distinguere: i timidi propriamente detti, la cui timidezza costituisce un aspetto permanente del carattere; i timidi temporanei che soffrono di crisi periodiche di timidezza, generata da circostanze diverse; i grandi timidi o “sociofobi”, che soffrono di una forma di timidezza estrema, tale da annullarne totalmente o quasi la personalità e gli atti personali.

La timidezza è quindi un sentimento che conduce ad avere scarne relazioni sociali , poiché qualsiasi situazione esterna che lo faccia sentire al centro dell’attenzione, viene evitata
A tutto ciò il timido può adottare due stili comportamentali opposti: sottomissione o aggressività. Il timido è il più delle volte una persona che arrossisce sempre e chiede in continuazione scusa, ma può essere una persona timida anche chi è deliberatamente provocatore o fa la parte del simpaticone, amico di tutti. In questi ultimi due casi tali comportamenti servono per reagire al proprio senso di inadeguatezza e insicurezza, mascherandoli con spavalderia e spacconeria.

Ma ci sono dei rimedi per “sconfiggere la timidezza”? Troviamoli insieme!

•    Accettati per ciò che sei. Timidezza inclusa.  Il primo consiglio che posso dare è quello di fare pace con te stesso. Sarà difficile battere la timidezza se non “ti piaci” almeno un pochino. Pur non conoscendoti sono certa che hai dei difetti: alcuni potrai eliminarli facilmente, altri potrai eliminarli faticosamente, altri ancora non potrai eliminarli affatto. Difetti fisici, difetti caratteriali… Quanti aspetti di noi stessi non ci piacciono e, quel che è peggio, temiamo possano non piacere agli altri! Per prima cosa, trova un equilibrio interiore. Forse la timidezza è proprio la prima caratteristica di te stesso che non sopporti… Beh, fai pace anche con lei! È una parte di te, non odiarla. Sono altrettanto certa che hai dei pregi: concentra la tua attenzione su di essi, elencali, pensaci, goditeli e scoprirai di essere speciale.

•    Sfidati.  Vivi il tuo rapporto con la timidezza come una sfida. Questo è il tuo obiettivo da raggiungere. Come un videogioco: devi portare il protagonista a sconfiggere il mostro finale, livello dopo livello. La vera direzione della sfida deve essere il superamento dei tuoi limiti, prendilo come uno sport estremo… Ti stupirai quando ti ritroverai a fare e dire cose che non avresti mai creduto. Poniti degli obiettivi, e giorno dopo giorno raggiungili. Oggi può essere chiedere un’informazione ad un passante, domani invitare una ragazza a ballare, dopodomani correre nudo per la piazza della tua città (ho estremizzato! Non prendermi alla lettera in questo punto!).

•    Fai un passo per volta. Chissà perché, siamo fatti così. Le cose importanti sono anche le più sofferte: non avere fretta. Non cercare di passare dal nulla al chiedere alla signorina più bella del vicinato di uscire a mangiare una pizza con te. Questo risultato arriverà dopo un po’ di pratica, dopo un po’ di allenamento con lo strumento “faccia tosta”. Trova degli obiettivi che siano stimolanti ma non impossibili: tieni presente che un buon obiettivo, in questo caso, deve metterti un po’ a disagio. Hai ancora una vita davanti e la fretta non ti aiuta: cosa vuoi che sia, per esempio, un anno di tentativi, di cadute e di rialzate, in confronto ad una vita intera senza timidezza?

Ricordate infine che “Chiedere può essere l’imbarazzo di un minuto; non farlo il rimpianto di una vita!” (cit.)

sconfiggere la timidezza

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La mia ragazza mi ha lasciato

Le storie d’amore, si sa, iniziano, vengono vissute fino in fondo, ma a volte finiscono. E allora ti ritrovi a dover rispondere a chi ti chiede “come va l’amore?” con la frase che non avresti mai voluto pronunciare: “la mia ragazza mi ha lasciato”!

Lo stato d’animo è quello classico di chi ha il cuore spezzato. Sei depresso, afflitto, non hai voglia e forza di reagire e vedi tutto completamente nero e irrisolvibile. A quel punto cominci a pensare che forse è colpa tua, che probabilmente ti ha lasciato perché hai sbagliato qualcosa, forse non le hai dimostrato come volevi quanto ci tenevi a lei.

Ecco quindi il primo consiglio che vorrei darti. Non stare lì ad auto-accusarti, a meno che la tua colpa non è evidente, ad esempio nel caso in cui l’hai tradita o trattata male. Ricorda che se ti ha mollato c’è sempre una ragione logica e nella maggior parte dei casi ricollegabile a un cambiamento della tua ormai ex.

Tra i motivi più frequenti c’è il classico “non ti amo più”. Questo non vuol dire che non ha mai provato un sentimento profondo verso di te, semplicemente nel suo cuore qualcosa è cambiato e prima di rendere la vostra storia un pesante rapporto da trascinare preferisce mettere la parola fine. In questo caso direi che anche se ti ha ridotto il cuore in brandelli, almeno è stata sincera e ha avuto il coraggio di confessare le proprie difficoltà.

Diverso il caso in cui ti ha tradito o ti ha preso in giro durante il vostro legame. In questo caso la reazione incontrollata tipo macchina sfasciata, tirata di capelli o fuoco alla casa è di sicuro la prima che ti verrà in mente. Ti assicuro però che non serve, quindi ricorda il proverbio “la non curanza è il maggior disprezzo”.

Di sicuro se sei ancora innamorato di lei vorresti riconquistarla e riportarla tra le tue braccia. Provaci, mai dire l’ultima parola. Ricorda solo di non essere troppo asfissiante con chiamate, messaggi, pedinamenti e incontri spacciati per casuali. Sbagliatissimo presentarti da lei con mazzi enormi di fiori o regali costosi. Se non l’hai mai fatto nel corso della vostra relazione è inutile farlo ora, le daresti solo fastidio. Al massimo falle una chiamata dopo un po’ di tempo semplicemente per chiederle come sta e come va la vita, naturalmente senza fare la vittima!

Se però lei è estremamente chiara nel farti capire che è tutto finito lasciale vivere la sua vita e tu continua con la tua. Sarà difficile, straziante e all’apparenza impossibile anche solo il pensiero di rimarginare il tuo cuore distrutto, ma stai sicuro che ce la farai. Non chiuderti in te stesso, esci, fai sport, fai un viaggio, conosci gente, tutto questo ti aiuterà a rimetterti in piedi.

E poi.. quando meno te lo aspetti.. arriverà un’altra donna che ti farà perdere la testa e darà di nuovo ispirazione ai tuoi sentimenti. Ricorda che c’è una sola regola da seguire: mai chiudere il cuore e lasciarsi abbruttire dal dolore!“Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta la vita”(Oscar Wilde).

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Paura del rifiuto

La paura del rifiuto è purtroppo un problema che affligge un po’ tutti, uomini o donne che siano. Chi non ha mai avuto paura di un rifiuto?

Ma ci sono persone che sono più soggette a questo tipo di paura: sono coloro che hanno in apparenza una bassa autostima, si sentono socialmente inetti e personalmente non attraenti e per questo preferiscono evitare le persone e le relazioni per paura dell’umiliazione e del rifiuto.

Il rifiuto può essere ben difficile da affrontare;  è in grado di abbatterci e demoralizzarci in modo estremamente significativo, specialmente quando stiamo indirizzando i nostri sforzi e riponendo le nostre speranze in un risultato positivo. A nessuno, in fondo, piace ricevere un bel “No”, per quanto cortese ed educato.

La consapevolezza che dovremmo assumere in tale prospettiva è che il rifiuto è parte integrante del processo di crescita, nel lavoro, nelle relazioni e nella vita. E’ inutile avere paura del rifiuto, perché tanto non si può evitare. O meglio un modo ci sarebbe: rimanere chiuso da solo nella vostra  “scatola”, evitando, di fatto, di affrontare la vita in tutta la sua bellezza. E questo non è vivere.

Certamente un rifiuto, soprattutto ricevuto da una donna a cui siete interessati  è sempre poco agevole da digerire, ma attraverso alcune semplici strategie potrete venirne fuori.

  1. Non prendetela sul personale: quando approcciate una persona, in una misura più o meno ampia state aprendo voi stessi al mondo, per cui un eventuale rifiuto vi trasmette la sensazione che in quel momento siete voi come persona che venite rifiutati. Questo è il motivo per cui quando si viene respinti si tende inevitabilmente a prenderla a livello personale.
  2. E’ chiaro che tale approccio finisce per rivelarsi controproducente. Provate allora, di fronte a un rifiuto, ad assumere una prospettiva diversa e a considerare quel  “no” come un rifiuto alla vostra richiesta e non alla vostra persona. Normalmente un rifiuto si riceve quando i bisogni o le esigenze dell’altro non combaciano con la vostra richiesta, non con voi. Se riuscirete ad entrare in quest’ottica, la paura del rifiuto dovrebbe attenuarsi.
  3. Cercate di tenervi pronti a un rifiuto: vi consente di gestirlo al meglio nel momento in cui questo si presenta perché in una certa misura potete decidere in anticipo le mosse da adottare di conseguenza. Tutto questo ovviamente non significa adottare in anticipo un atteggiamento di sconfitta, rassegnazione o pessimismo. Al contrario, tenersi pronti per un rifiuto significa comunque dare tutto se stessi per prepararsi al meglio per il successo e a essere rapidi a ripartire a fronte di un “no” o a una sconfitta.
  4. Imparate dal rifiuto! C’è sempre una ragione, condivisibile o meno, dietro a ogni rifiuto. In alcuni casi la vostra idea può avere punti deboli, in altre situazioni può non soddisfare i bisogni dell’altro, forse è stata esposta male, si è sbagliato approccio, vi è un’incomprensione di fondo o una diversità di vedute. Insomma, le ragioni alla base di un rifiuto ci sono sempre, per quante diverse possano essere tra di loro.

In ogni caso, qualsiasi sia la ragione dietro a un rifiuto, fatene tesoro. Se riuscite a capire cosa è andato storto questa volta, potete darvi da fare per migliorare nella prossima occasione. Ciò aiuterà la vostra crescita in modo estremamente significativo.

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